Tecnologie e beni culturali PDF Print E-mail
Written by Francesca Velani, vice presidente Promo P.A. Fondazione   
Friday, 25 June 2010 13:32

Firenze, Cappelle Medicee. Un uomo, circa 50 anni  abbigliamento sportivo, guarda il suo telefonino e lo porta all’orecchio. Un turista distratto? Così avremmo pensato fino a due anni fa. In realtà, il nostro è un curioso visitatore dotato di un Cicerone personale che, attraverso il suo telefonino, lo accompagna alla scoperta di luoghi e tradizioni del nostro Paese.
L’immagine ora tratteggiata vuole essere naturalmente una provocazione, un piccolo ritratto dell’uomo contemporaneo, che evidenzia la consuetudine all’uso ormai comune di fruire dei servizi attraverso la mediazione di supporti tecnologici. Tra questi servizi sono naturalmente compresi quelli legati al comparto dei beni culturali: il piacere della bellezza, l’esigenza dello svago, la consuetudine all’uso della tecnologia sono, infatti, gli ingredienti di una nuova formula di fruizione offerta dal mercato globale nell’era dei servizi online.
Ebbene, nel nostro Paese il mercato che si sviluppa lungo la filiera beni culturali – tecnologia – turismo – attivando un indotto che coinvolge circa 900mila imprese, offre ancora ampi margini di ottimizzazione e qualificazione dei suoi fattori ai fini di un maggiore sviluppo e, conseguentemente, di offerta lavorativa adeguata.

Ma nel nostro Paese la maggior parte del patrimonio culturale è di proprietà della Pubblica amministrazione, che costituendosi come committente principale del comparto sia a livello centrale, sia locale definisce le modalità di erogazione dei servizi collegati, condizionando fortemente lo sviluppo del relativo mercato. E nella scena fiorentina sopra tratteggiata, sarà stata proprio la Pa a raccogliere il bisogno del turista di una fruizione dinamica del territorio valutando l’opportunità di erogare il relativo servizio attraverso un supporto tecnologico come il telefonino.
In questo quadro risulta evidente che le politiche pubbliche che insistono sul comparto tecnologia – beni culturali, devono essere guidate sia a livello centrale, sia locale, da valutazioni che partendo dalla misurazione dei risultati delle azioni già realizzate, incrocino l’analisi dei fabbisogni per pervenire alla individuazione delle nuove strade da percorrere, cogliendo al meglio le potenzialità offerte da un mercato fortemente dinamico.
Infatti, tale analisi deve condurre anche attraverso la lettura dei comportamenti dei più giovani, i così detti nativi digitali,  a quelle che sono le necessità legate alla domanda di fruizione culturale almeno di medio periodo per non rischiare di muoversi in ambiti e prospettive destinati a risultare, a cose fatte, già superati.

Il risultato di questo processo trova nel sistema di scelte della committenza una vera e propria chiave di volta che, nel suo dispiegarsi, deve prendere atto di alcuni fattori principali che agiscono sulla filiera di sviluppo e innovazione dei beni culturali: il primo è costituito dalle esigenze culturali alla base dell’utenza finale (cittadino – turista) che esprime il bisogno da soddisfare; il secondo è costituito dalle tecnologie disponibili e contraddistinte da una rapida evoluzione; il terzo è rappresentato dal tessuto imprenditoriale del settore che deve essere stimolato a fornire prodotti.
E’ evidente che, nel quadro sopra delineato, le capacità professionali della risorsa umana, in particolare nella Pa, assumono una valenza di particolare spessore, cui dovrà essere riservata un’attenzione conseguente.

Un sondaggio effettuato da Promo Pa Fondazione sulle professionalità dedicate dagli enti locali alla programmazione e gestione dei beni culturali, ha evidenziato alcune criticità comuni al personale dedicato al comparto, denunciando forti carenze formative relative sia alla capacità di gestire processi di programmazione strategica su medio e lungo periodo, sia di valutare quali attività promuovere per sviluppare sinergie tra più soggetti di un territorio.
In particolare l’utilizzo della tecnologia applicata alla valorizzazione dei beni culturali, costituisce una leva strategica per lo sviluppo della filiera turistico – culturale: a tal fine è necessario che vengano implementate nella Pa competenze specifiche, idonee a condurre e stimolare le attività sia in fase di progettazione, sia in fase di gestione dei progetti.
In sintesi, le politiche pubbliche di nuova generazione devono interfacciarsi, da un lato con l’utenza contemporanea, e dall’altro con il vivace tessuto imprenditoriale del nostro Paese la cui creatività e capacità produttiva straordinaria rappresenta, nel mercato mondiale, una risorsa unica che può contribuire efficacemente alla ripresa economica del Paese.

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